Era di maggio

Era di maggio

L'editoriale del Direttore

Tre date, tre epoche, tre momenti storici differenti per il mondo della Formula Uno. Eppure tutte accomunate da un mese: maggio. Verrebbe da pensare a una coincidenza ma, come affermava Agatha Christie la regina del giallo, “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Beh finora ci eravamo fermati al 1982, 8 maggio primo indizio, e al 1994, 1 maggio secondo.

Speravamo di fermarci qui ma, evidentemente, il quinto mese dell’anno ha un conto in sospeso con i piloti più amati della Formula Uno e così lo scorso 20 maggio, il destino, o fato come lo definivano gli antichi, si è portato via anche il terzo grande eroe del Circuit.

Sebbene il signor Andreas Nikolaus Lauda, per tutti semplicemente Niki, aveva iniziato questo lento declino il 1 agosto di 43 anni prima, lo stesso giorno in cui, nella foresta tedesca di Nürburgring, era di fatto rinato. E lui, proprio lui, è stato l’anello di congiunzione tra gli altri due eroi di questa storia.

8 MAGGIO 1982

Era di maggio
Villeneuve a Imola © Wikipedia

Circuito di Zolder, ore 13:52: mancano otto minuti alla fine delle prove del Gran Premio del Belgio. Due settimane prima, a Imola, c’era stato lo strappo, sportivo e umano, tra i due piloti della Ferrari, Didier Pironi e Gilles Villeneuve, il Canadese Volante.

Il pilota di Saint-Jean-sur-Richelieu, cinque anni prima, aveva corso insieme a Niki Lauda per poi prenderne il posto in Ferrari. Lui che, nel 1979 per permettere al compagno di squadra Jody Scheckter di vincere il Mondiale, aveva fatto un passo indietro.

Lui che, nel 1982, si sentì tradito e a Zolder, dopo lo sgarbo di Imola, andò incontro al suo destino alla Terlamenbocht, la curva del bosco: l’impatto con la March di Jocken Mass lo fece volare via contro le recinzioni. Già volare, come lo si era visto in pista, in ogni condizione, di tempo e di macchina. E proprio per questo Enzo Ferrari, e i ferraristi, se ne erano innamorati.

1 MAGGIO 1994

Era di maggio
Senna su McLaren © Wikipedia

Circuito di Imola, ore 14:17, settimo giro: la Williams numero 2, quella che aveva centrato tutte e tre le pole dell’anno ma nemmeno un punto in gara, esce a velocità pazzesca alla curva del Tamburello sbattendo in maniera violentissima contro il muretto.

Il casco giallo del pilota all’interno si reclina da un lato: in quel momento, in un mondo assordante come quello della Formula Uno, cala un silenzio epocale. Dentro a quel casco giallo e a quella Williams c’è Ayrton Senna, uno dei piloti più amati di tutti i tempi.

Lui che, dieci anni prima, aveva iniziato su una Toleman dimostrandosi subito il mago della pioggia e poi, con la McLaren, aveva conquistato tre titoli mondiali. Lui che sognava il quarto prima di dire basta. Lui che la Ferrari l’aveva sempre sognata ma solo sfiorata. Lui che, quando esordì nel 1984, fece in tempo a vedere il terzo alloro mondiale del signor Andreas Nikolaus Lauda.

20 MAGGIO 2019

Era di maggio
Lauda a Monza © Wikipedia

La notizia, quella che nessuno avrebbe mai voluto sentire, è arrivata di lunedì. Il fenomenale pilota austriaco, dopo una lunghissima battaglia durata 43 anni, ha salutato tutti. Icona assoluta del mondo della Formula Uno, Lauda ha attraversato varie epoche del Circuit, ha visto crescere Villeneuve e Senna, Schumacher e Hamilton.

Niki, immortalato nel capolavoro di Ron Howard “Rush”, ha segnato la storia al pari di Gilles e Ayrton. Tre piloti tanto meravigliosi quanto diversi, caratterialmente e in pista. Tre piloti che maggio ha deciso di prendersi. Come avrebbe detto la mamma di Hercule Poirot “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.