Diego Gennaro: “Il Blue Team se la giocherà con tutti”

Leader ci si nasce, non ci si diventa. È un qualcosa che hai dentro di te e lo mostri in ogni occasione, in campo come nella vita: era una delle frasi preferite del Paron, Nereo Rocco, uno che di leader, e di uomini, se ne intendeva.

Diego Gennaro, Defensive Line e capitano del Blue Team di football americano, è questo, un leader riconosciuto da tutti, compagni di squadra e avversari; un esempio da seguire soprattutto per i più giovani.

Non è un caso che sia lui il primo a entrare in campo portando il Tricolore (“Un onore enorme” confessa). Un rispetto costruito sui campi di tutta Italia in 30 anni di gioco, di botte, di allenamenti, di sacrifici per uno di quegli sport che qualcuno ancora si ostina a definire minori: discipline che, al contrario, non solo hanno valori unici e sani ma raccontano storie inimmaginabili.

Trent’anni di football

Il Blue Team all’ingresso in campo all’Alps Bowl

Tre decadi sui campi, dicevamo, in cui sono cambiati non solo i compagni ma soprattutto il gioco: “Eh già è proprio così”, esordisce Diego Gennaro. “Gli anni Novanta per me sono stati di apprendimento perché ero giovane e inesperto. Ho iniziato a giocare in Serie C poi, potendomi spostare, ho iniziato un bel tour che mi ha portato tra l’altro anche a Bolzano e Parma.

All’epoca era un football molto più fisico, c’erano molti più omoni (che detto da un ragazzone di 1.83 per oltre 100 kg fa sorridere) e, credimi, erano davvero grossi. Ovviamente è cambiato il tipo di gioco: ora è molto più veloce, si preferisce lanciare che correre. Se pensiamo che, in attacco, vengono usati molto meno ruoli come il Fullback o il Tight end che prima erano fondamentali.

È stato un passaggio inevitabile per varie ragioni: primo perché abbiamo preso spunto dal tipo di gioco che si pratica negli Stati Uniti soprattutto nei college; secondo perché realmente mancavano atleti con una certa fisicità e imponenza. Il fatto di lanciare molto ha ridotto notevolmente anche gli impatti”.

Un cambiamento che ha coinvolto anche voi linee, tra l’altro un reparto che, per chi non mastica il football, è considerato una sorta di outsider: “Sì è vero ma solo per chi non è dentro alla disciplina sportiva. Ovviamente per loro, o per chi inizia a praticarlo, ciò che si nota è che non vedi mai la palla, non la tocchi mai se poi il gioco si sviluppa solo in area vieni privato anche dei contrasti.

Ma in realtà sia gli allenatori che i compagni conoscono benissimo il ruolo fondamentale che le linee di attacco e di difesa hanno nell’economia della partita.

Non è un caso che due compagni di squadra come Francesco Fanti e Alessandro Vergani, per tutti Tricheco, giochino in Germania agli Unicorns Schwabisch Hall da titolari a dimostrazione di come anche le linee italiane possano essere determinanti”.

Vittoria storica

Il capitano prima di Italia Svizzera

Tanto importanti che, con il resto della truppa azzurra, il Blue Team è tornato a giocarsi il titolo europeo dopo ben 22 anni: “La vittoria contro la Svizzera ha un’importanza fondamentale soprattutto per il movimento e la Federazione. Per chi indossa la maglia della Nazionale da molti anni credo sia il giusto coronamento di un lungo percorso: vorrei ringraziare, a tal proposito, i coach, lo staff medico e dei materiali del Blue Team.

Questo è un successo di squadra. Mi auguro che possa essere uno stimolo per i giovani per avvicinarsi verso uno sport meraviglioso e che serva a rompere questo muro di gomma in un mondo che è solo calciofilo.

La gran parte delle società lottano per avere un campo di gioco: se pensiamo che una delle realtà più importanti d’Italia come i Panthers Parma hanno avuto il loro terreno solo quest’anno, possiamo comprendere come dar visibilità al movimento sia fondamentale”.

Giovani e veterani: la Nazionale di coach Giuliano appare come un giusto mix tra queste due componenti: “Quest’anno ai raduni ho potuto ammirare tantissimi ragazzi e questo è un segnale molto positivo. Cedo si possa e si debba migliorare sempre, non fermarsi mai, e in ottica Europeo oriundi e nuove leve possono diventare un elemento determinante.

I nostri coach monitorano attentamente tutti quanti in modo da poter alzare il livello in vista della rassegna continentale (due dei nomi sotto osservazione sono Cody Pastorino e Joey Alfieri)”.

Senza nessuna paura

Insomma un Blue Team che se giocherà a viso aperto senza timori reverenziali: “Quando venne sorteggiato il girone nessuno avrebbe scommesso un euro su di noi. Invece l’Austria vicecampione nonché una delle compagini più forti del Vecchio Continente, si è dovuta arrendere.

Diego con la maglia dei Mastini Verona

Certo le altre tre finaliste saranno agguerrite e, forse, sulla carta con più esperienza di noi. Ma credo che, dopo il girone che abbiamo disputato, a nessuna di loro farà piacere essere sorteggiata con l’Italia”.

Un Europeo che vedrà protagonista Diego Gennaro: “Qui tocchiamo un tasto dolente. Perché io secondo i regolamenti federali non potrei più giocare, in campionato, avendo compiuto 48 anni. È stata chiesta una deroga dopo aver parlato sia con i coach che con il Dottor Marco Quercio: vedremo.

Intanto continuo ad allenarmi come se dovessi giocare ogni domenica: naturalmente mi piacerebbe essere nel roster degli Europei ma lì entreranno in gioco molti fattori”.

 

Football per sempre

In campo oppure no, il football rimane il mondo di Diego Gennaro: “Sì è così. Anche quando appenderò casco e paraspalle al chiodo rimarrò nell’ambiente. Sono già entrato a far parte del coaching staff dei Mastini Verona, la squadra in cui gioco, e stiamo anche seguendo un progetto Academy per i giovani che non hanno la possibilità di giocare perché non hanno i numeri per fare una squadra”. Leader si nasce, non si diventa…