”Saldatura” con cellule staminali per colle chirurgiche di prossima generazione

La re-ingegnerizzazione della membrana cellulare sta emergendo come un potente strumento per lo sviluppo di terapie cellulari di nuova generazione, in quanto consente agli scienziati di fornire funzioni aggiuntive nelle cellule terapeutiche. Al momento ci sono alcuni esempi in cui la membrana cellulare viene riprogettata per mostrare gli enzimi attivi che guidano la produzione di matrice extracellulare, che è un processo essenziale nella guarigione delle ferite.

In una ricerca pubblicata su Nature Communications oggi 23 aprile, un team di ricercatori dell’Università di Britsol ha modificato la membrana delle cellule staminali mesenchimali umane (hMSC) con un enzima, noto come trombina, che è coinvolto nel processo di guarigione delle ferite. Lo riferisce una nota dell’Ateneo.

Riprogettazione delle membrane delle cellule staminali

La scoperta degli scienziati dell’Università di Bristol potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di colle e medicazioni chirurgiche intelligenti per le ferite croniche. Il nuovo metodo, sperimentato dal dott. Adam Perriman e colleghi – spiega la nota – prevede la riprogettazione delle membrane delle cellule staminali per “saldare” efficacemente le cellule insieme.

Un ”idrogel naturale”

Quando le cellule modificate sono state collocate in una soluzione contenente il fibrinogeno della proteina del sangue – si legge – si sono automaticamente saldate insieme attraverso la crescita di un idrogel naturale dalla superficie delle cellule. I ricercatori hanno anche dimostrato che le strutture cellulari 3D risultanti potrebbero essere utilizzate per l’ingegneria tissutale.

Il dott. Adam Perriman, professore associato di biomateriali: “Una delle maggiori sfide nelle terapie cellulari è la necessità di proteggere le cellule dagli ambienti aggressivi dopo il trapianto. Abbiamo sviluppato una tecnologia completamente nuova – dice – che consente alle cellule di far crescere la propria matrice extracellulare artificiale, consentendo loro di proteggersi e prosperare dopo il trapianto.”

Il fibrinogeno

Le scoperte del team – spiega la nota – potrebbero aumentare le possibilità nell’ingegneria dei tessuti per la guarigione delle ferite croniche, soprattutto perché il processo utilizza fibrinogeno, che è abbondante nel sangue. Il nuovo metodo per la conversione di enzimi naturali in proteine ​​leganti la membrana – conclude la nota – potrebbe aprire la strada allo sviluppo di una vasta gamma di nuove biotecnologie.

Photo Copertina (Repertorio) – Pixabay